Piave 2018-03-23T17:51:44+00:00

Sistema Piave

Il territorio dell’Alta Pianura Trevigiana è un sistema complesso, che abbraccia ambiente, paesaggio, persone, attività economiche. L’acqua è un elemento centrale per questo sistema: i grandi fiumi, le reti artificiali, il rapporto tra acque superficiali e profonde.
Dal XIV secolo sono attive derivazioni dal fiume Piave che innervano l’alta pianura trevigiana e hanno profondamente modificato il paesaggio, permesso un’economia agricola, la produzione idroelettrica rinnovabile. Il Consorzio ne gestisce tre: quella di Fener, a confine tra le province di Belluno e Treviso, quella di Nervesa, alla chiusura del bacino montano, quella dal sistema Lago di S. Croce e Fadalto, in sinistra idraulica del grande fiume.
Per sua natura il territorio dell’alta pianura è ghiaioso, arido, fortemente permeabile, privo di idrografia superficiale permanente.

Per questo, da secoli il prelievo dal Piave ha risposto dapprima al bisogno di dissetare uomini ed animali, poi a quello di consentire la produzione agricola e disporre della forza motrice fornita dall’acqua. Si sono diffusi magli, segherie, filatoi, oggi trasformatisi in numerosi impianti di produzione idroelettrica.
A poco a poco il territorio ha assunto l’aspetto di oggi: l’acqua diventa l’elemento di diversità che trasforma le nostre città in “città d’acque” e le nostre campagne in zone gradevoli e produttive.
Nel secolo scorso si sono realizzati anche i grandi interventi di utilizzazione idroelettrica nel bacino montano, realizzando i grandi laghi, tra cui spiccano quello di S. Croce, Pieve di Cadore e del Mis. L’irrigazione nella pianura ha potuto strutturarsi, contando sul volume invasato nei laghi alpini come riserva idrica per il periodo estivo.

Deflusso ecologico

Negli ultimi decenni si è sempre più accentuata l’attenzione all’ambiente. Col passare degli anni non si poteva più ignorare che il fiume Piave, un tempo ricco d’acqua a tal punto da divenire un efficace mezzo di trasporto del legname per galleggiamento, si fosse trasformato in torrente a volta addirittura del tutto asciutto.
A partire dalla fine degli anni ’90 si è cercata una soluzione che potesse garantire la sopravvivenza del fiume. Per farlo era necessario almeno una portata minima da assicurare durante tutto l’anno, anche in coincidenza ai prelievi irrigui.
Si è introdotto quindi il Deflusso Minimo vitale (DMV), che oggi viene osservato a valle delle derivazioni di Fener e Nervesa, gestite dal Consorzio.
Si è raggiunto un obiettivo importante, ricavato attraverso una diminuzione del prelievo e ottenuta attraverso una progressiva razionalizzazione degli impianti irrigui.

Con fatica si è ritrovato un equilibrio tra risorsa disponibili, usi irrigui e industriali, rispetto dell’ambiente.
Oggi la normativa europea 2000/60/CE, nota anche come Direttiva Quadro Acque, ha introdotto ulteriori e più elevati obiettivi di conservazione dell’ecosistema fluviale. Si parla ora di “ecological flow”, deflusso ecologico o DE, come la portata che deve assicurare la vita del fiume sotto il più ampio profilo ambientale ed ecologico, oltre a garantire i servizi necessari.
Essa richiede valori superiori al DMV, anche di due o tre volte e questo comporta una minore disponibilità per i prelievi che fino ad oggi sono stati realizzati.

LAB

Il 2017 è stato l’anno in cui si sono determinati i parametri di calcolo del DE a livello nazionale, dal 2018 inizia un periodo di monitoraggio e sperimentazione che prevede la possibilità di adeguamento a condizioni sito-specifiche.
La Sperimentazione DE Piave-Sile, programmata dal 16 al 28 marzo 2018, si inserisce all’interno di una proposta di lavoro più ampia, che il Consorzio ha definito con la delibera n. 196 del dicembre 2017, condivisa da Comuni e enti territoriali.

L’obiettivo è acquisire elementi di conoscenza scientifica per giungere ad un nuovo equilibrio idraulico che tenga conto, come sollecita la normativa UE, della salvaguardia ambientale ma nello stesso tempo dei benefici collegati all’utilizzo delle acque, in accordo con gli attori territoriali.
ConsorzioPiaveLab è uno strumento attivato dal Consorzio per informare sul percorso e per permettere agli attori del sistema idraulico del suo comprensorio di partecipare attivamente: 4 enti gestori, oltre 100 istituzioni, quasi 100.000 imprese e 1.000.000 di cittadini.