PREVENZIONE E INVESTIMENTI IN SICUREZZA IDRAULICA NECESSARI PER CONTRASTARE GLI ALLAGAMENTI

Per il Consorzio Piave i numerosi episodi temporaleschi riportano in primo piano l’importanza di investire sulla prevenzione

Comunicato stampa, 19.07.2018

L’ultimo evento meteorologico di lunedì sera, si aggiunge ai numerosi episodi temporaleschi che da due mesi stanno ripetutamente interessando l’intera Provincia. L’area di Giavera e Nervesa prima, a seguire il comune di Treviso, con gli allagamenti in zona Ghirada, quindi le forti grandinate in zona Volpago e Trevignano, poi gli acquazzoni con forti raffiche di vento tra Quinto e Istrana, per finire sabato la piena lampo nel torrente Avenale a Castelfranco e Loria e lunedì il violento temporale tra i comuni di Maser, Cornuda e Pederobba.

Gli apporti meteorici molto elevati accomunano tutti gli eventi: per l’ultimo episodio, quello di lunedì, siamo in attesa dei dati ufficiali, ma quelli precedenti hanno fatto registrare valori di precipitazione al suolo con tempi di ritorno superiori ai 50 anni.

Ma non c’è solo la pioggia: se, come a Maser, i temporali si verificano ogni sera per sette giorni consecutivi, è evidente che l’ultimo, il più intenso ha effetti nettamente più rilevanti in quanto il suolo è completamente imbibito d’acqua ed è come se piovesse su terreno quasi del tutto impermeabile.

La stessa quantità di pioggia produce più del doppio degli apporti alla rete superficiale, perché l’infiltrazione nel terreno è quasi nulla.

Le conseguenze sono sotto gli occhi di tutti: muri di sostegno che non reggono sotto la spinta del terreno saturo d’acqua, boschi e pendii spazzati dalla pioggia e dal vento che restituiscono ammassi di legname secco, ramaglie e potature abbandonate a terra, veri e propri torrenti scorrono su strade, campi e vigneti, trascinando oltre al fango tutto quello che trovano sul suolo.

Il Presidente Giuseppe Romano, che con il Direttore ing. Battagion e i Sindaci dei comuni più colpiti all’indomani ha effettuato i sopralluoghi, constata: “E’ sufficiente che la massa d’acqua, mista a fango e ramaglie, incontri un ponte perché succeda il peggio: la tubazione non può far altro che otturarsi, rendersi insufficiente a convogliare la portata che arriva da monte ed ecco la tracimazione. Quando l’acqua è fuori dall’alveo ogni altro luogo a quota inferiore è facilmente raggiunto e gli allagamenti diventano inevitabili. Quello che si può affermare con certezza è che tutti i dispositivi di accumulo, che ormai dal 1998 il Consorzio gestisce, hanno funzionato ed hanno fornito un beneficio evidente. Oltre a quello che si è visto, cosa sarebbe successo se in via S.Francesco a Caerano lungo il torrente Cà Mula si fosse riversata la massa d’acqua invece trattenuta dalla cassa d’espansione situata poco a monte? Il volume invasato alle 23 era di 80.000 mc. E poi, più a valle, le casse di Asolo, Poggiana, Castello di Godego, Riese, tutte hanno accolto l’acqua dagli sfioratori, sollevando da ogni preoccupazione la città di Castelfranco e i dintorni.”

La rete ha funzionato, ma le variabili in gioco sono molte e impattanti:

  • Elevate e ripetute precipitazioni, a cadenza giornaliera;
  • Materiale solido trasportato in galleggiamento in proporzioni elevatissime;
  • Terreni saturi, intrisi d’acqua, resi impermeabili;
  • Manutenzioni rese impossibili dalla presenza di muri, edifici o impedimenti su entrambe i lati del corso d’acqua;
  • Tanti, troppi tombamenti prolungati, sezioni chiuse, passaggi ridotti e soggetti ad intasamento.

Variabili che combinate rendono gli episodi sempre più insidiosi!

La disponibilità del Consorzio è massima nei confronti degli enti locali, della regione della provincia per analizzare le cause e ipotizzare a soluzioni. Innegabile e riscontrabile da tutti, dati oggettivi, che il territorio necessita di una particolare e costante attenzione con riferimento agli aspetti idraulici, spesso dimenticati e riconosciuti come importanti soli durante e pochi giorni dopo la precipitazione intensa.

Da tempo il Consorzio segnala, attraverso prescrizioni, pareri e incontri con le istituzioni, che il rispetto delle regole e la prevenzione a tutti i livelli sono le vere uniche armi vincenti in questi casi. Esse significano:

  • attenzione agli aspetti di sicurezza idraulica intrinseca dei fabbricati (uno scantinato a 2 metri da un torrente con quote degli accessi più basse del livello di piena o della strada è una potenziale criticità),
  • rinuncia ai tombamenti dei corsi d’acqua, specie se prolungati, in quanto soggetti ad un elevato rischio di intasamento;
  • rispetto delle fasce laterali ai corsi d’acqua demaniali, funzionali al transito dei mezzi operativi: ciò permette la manutenzione costante dei corsi d’acqua;
  • pulizia dei corsi d’acqua su sedime privato, che deve essere svolta dai rispettivi proprietari;
  • divieto assoluto di riversamento negli alvei e sulle sponde del materiale derivante da tagli, potature e pulizie del verde;
  • conoscenza delle reti locali, in ambito stradale o di lottizzazione, e delle rispettive criticità.

Il Consorzio Piave, proprio per poter incidere con queste regole, dal 2014, collabora con le amministrazioni comunale per giungere alla redazione dei Piani delle Acque, veri e propri strumenti di conoscenza della consistenza e delle criticità nelle reti locali, private o comunali, complementari alle reti pubbliche demaniali in gestione al Consorzio.

Solo prendendo in seria considerazione il comportamento idraulico del territorio da parte di tutti, Consorzio in primis, amministrazioni comunale e privati cittadini sarà possibile contenere gli effetti degli eventi pari a quelli che lunedì scorso hanno interessato Maser Cornuda e Pederobba e che purtroppo saranno sempre possibili.

Informazioni,  richieste immagini e approfondimenti
CONSORZIO DI BONIFICA PIAVE
Tiziana Favero
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2018-07-19T09:02:54+00:00 19 luglio 2018|